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Cresce Erasmus+ in Italia: tutti i risultati negli ambiti scuola, università ed EDA

Il quadro che emerge dalle recenti indagini Erasmus+ è estremamente positivo nell’ambito di tutti i settori di competenza dell’Agenzia Nazionale Indire, a partire dalla Scuola fino alle attività riservate all’Educazione degli Adulti, passando per l’Istruzione Superiore. I Report disponibili nella sezione dati forniscono molteplici informazioni sulle esperienze di cooperazione e mobilità internazionali, i futuri sviluppi del Programma attraverso un’analisi delle attività terminate e di quelle appena avviate.

Scuola

La mobilità nella scuola, nella tradizione dei programmi europei, rappresenta la punta di diamante delle varie attività in ambito Europeo. In Italia, il coinvolgimento del settore dell’istruzione scolastica è molto attivo in Erasmus+, una risposta al crescente interesse delle scuole per le esperienze a livello internazionale. Partiamo dall’azione chiave 1, KA101, dedicata alla mobilità per l’apprendimento di tutto lo staff scolastico. I dati del 2019 sono decisamente importanti. Siamo passati da 3870 mobilità finanziate nel 2018 a 4309 mobilità all’interno dei 199 progetti di mobilità finanziati quest’anno, con un incremento di budget del 15% impegnando in totale per la KA101 circa 9,9 milioni di euro (+17% rispetto al budget 2018). Le preferenze di apprendimento di insegnanti, dirigenti e personale amministrativo convergono maggiormente sui corsi strutturati offerti in Europa, ma nel 2019 si registra un trend positivo per l’attività di job shadowing che impegnerà 1244 persone in esperienze di osservazione sul campo, un percorso formativo di forte impatto a livello personale che professionale.

Sul versante della cooperazione internazionale, stesso successo di partecipazione.  Alla Call 2019, nell’ambito dei partenariati per scambi tra scuole (KA229), sono state presentate 245 proposte di progetto delle quali 165 sono state finanziate. Un importante traguardo che coinvolge complessivamente, sommando le scuole coordinatrici e partner, 1001 istituti scolastici per un totale di circa 27 milioni di euro e che consentirà, inoltre, a quasi 18.000 studenti un’esperienza di mobilità presso altri istituti scolastici europei.

Decisamente positivi anche i dati della KA201, partenariati strategici distinti in scambi di buone pratiche e progetti per l’innovazione. Su 161 progetti ricevuti, l’esito delle valutazioni assegnano i finanziamenti a 31 partenariati strategici (28 per l’innovazione e 3 per lo scambio di buone pratiche), per un finanziamento totale di circa 9 milioni di euro, con un incremento di circa un milione di euro rispetto all’anno precedente, pari al 19% (nel 2018 furono 26 partnership con un budget di 7.980.314 di euro). 

Report Scuola Call 2019: mobilità

Università

I dati delle mobilità realizzate sino ad oggi, riguardanti la Call 2017, ci mostrano che sono partiti 38.281 studenti Erasmus (+6,2%) dai 246 istituti di istruzione superiore italiani partecipanti. In 29.791 hanno studiato presso atenei europei, mentre 8.780 hanno svolto un tirocinio in un’azienda all’estero. I dati confermano la crescita della mobilità in entrata, con la presenza in Italia di 26.706 studenti Erasmus (+6,3%). In particolare si segnala che oltre 20.000 giovani hanno studiato presso i nostri Atenei, 1.222 in più rispetto all’anno precedente. Nei prossimi due anni si attendono ulteriori sviluppi della mobilità Erasmus, considerando che l’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire ha erogato finanziamenti per 40.194 mobilità Erasmus, tra studenti e staff, nel 2018/2019 e 47.117 nel 2019/2020 (+17,2%).

Agli scambi tra l’Italia e i Paesi del Programma, si aggiungono le mobilità da e verso i Paesi Partner nell’ambito dell’International Credit Mobility, destinata soprattutto al finanziamento di borse in ingresso. In riferimento alla Call 2017 sono state finanziate 3.386 mobilità tra studenti e staff, in entrata e in uscita, con un incremento del 9,2% rispetto alla Call precedente. Nel 2018, con l’introduzione dei tirocini extra-europei, le borse di mobilità sovvenzionate sono state 3.804, registrando una crescita del 12,3%. Relativamente all’ultima Call 2019, l’Agenzia ha ricevuto candidature da parte di 100 Istituti, finanziandone 58 che gestiranno complessivamente 4.678 mobilità (+23%).

L’identikit dello studente Erasmus

Lo studente Erasmus ha un’età media di 23 anni, che diventano 25 per un tirocinante. Nel 59% dei casi è una studentessa, valore che sale al 63% quando lo scopo della mobilità è uno stage in azienda. Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e Portogallo sono i Paesi con i quali si effettuano più scambi per studio, con una permanenza media di 6 mesi; gli studenti che svolgono tirocini in media restano 3 mesi e mezzo. Per quanto riguarda gli studenti in arrivo, i principali paesi di provenienza sono Spagna, Francia, Germania, Polonia e Turchia.

Report Istruzione Superiore Call 2017: mobilità

Educazione degli Adulti

Il settore dell’apprendimento formale, non formale e informale degli adulti (settore EDA), ha avuto un successo importante in termini di progetti di mobilità e di partenariati strategici finanizati nel 2019. Per l’azione chiave 1, KA104, ampia partecipazione dello staff impegnato nel settore: un incremento del 63% rispetto al 2018, di fatto si è passati da 617 partecipanti a 959. Un’iperbole ascendente che riflette l’interesse e la crescente attenzione per l’apprendimento in ambito internazionale, tradotto in dati quantitativi abbiamo 339 mobilità di job shadowing, un incremento pari al 137% rispetto al 2018 (143 mobilità job shadowing), 649 partecipanti a corsi strutturati (39% di aumento rispetto al 2018) e 17 attività di insegnamento in altre organizzazioni europee (dato quasi triplicato: nel 2018 erano 6).

Incoraggiante anche la partecipazione per l’azione chiave 2, KA204. I partenariati strategici crescono da 43 approvati nel 2018 a 52 progetti del 2019 (+21%). In relazione alla tipologia delle cooperazioni transettoriali, nell’innovazione si impegneranno 27 istituzioni coordinatrici e 25 progetti produrranno scambio di buone pratiche. Il budget si innalza sino a raggiungere 10.654.979 euro, con un aumento in percentuale del 31%.

Report Educazione degli Adulti Call 2019

(Articolo tratto da Erasmus + del 15/11/2019 a cura di Angela Miniati, Luisella Silvestri, Paolo Cavicchi )

Corso di Europrogettazione

La World Net organizza il secondo corso di Europrogettazione gratuito per tutti coloro che vogliono approfondire questo campo.

Il corso si terrà in due giorni, 20-21 Dicembre 2019 tenuto dal Dott. Luigi Criscio e dal presidente dell’associazione Pierpaolo Albano.

Per ulteriori info scrivici a info@worldnetexchange.eu

Paesi sotto i riflettori: il Portogallo

Il Portogallo una volta era un’importante potenza mondiale e puoi ancora vederlo nelle sue vibranti città: Lisbona, Porto e Faro sono piene di storia, cultura e attività.  Oltre al cibo, al sole e al meraviglioso paesaggio, il Portogallo offre un’istruzione superiore di prima classe.

Apprendimento di qualità

Oltre 110 istituzioni in tutto il Portogallo offrono pià 5000 corsi. Molti di questi corsi sono tenuti in inglese, altri in portoghese. Gli studenti internazionali hanno molta scelta quando si tratta di istruzione superiore. Puoi trovare le istituzioni portoghesi nella classifica accademica delle università mondiali Shanghai tra le prime 500 e nelle classifiche universitarie QS World. L’istruzione superiore portoghese si distingue per l’ambiente multiculturale, l’apertura e la prospettiva internazionale. Il numero di studenti internazionali è raddoppiato negli ultimi otto anni, rendendo ancora più internazionale l’istruzione superiore del Portogallo.

Il Portogallo dedica molti sforzi e investimenti per collegare le persone alla scienza, alla tecnologia, all’istruzione superiore e alla scienza aperta, luoghi in cui scienza e società si incontrano. La conoscenza scientifica è un bene comune, inclusivo e disponibile per l’uso di tutti. Studiare e fare ricerca in Portogallo è partecipare e impegnarsi nella società.

Portogallo tram tram buldings

© SeanPavonePhoto

Porto e fado

Non ti annoierai in Portogallo. Nelle città, c’è qualcosa da fare ad ogni angolo. Visita i piccoli bar di fado a Lisbona, o assapora l’ultima annata locale a Porto. Puoi mangiare pesce freschissimo quasi ovunque. Con il suo clima soleggiato e piacevole, la vita in Portogallo è prima di tutto sulla strada. Quindi prendi il tuo pastello de nata, vai a sederti su una panchina da qualche parte e guarda le persone socializzare, fare musica o guardare intere sfilate.

Gli istituti di istruzione superiore incoraggiano gli studenti a partecipare allo sport e alla cultura. Ci sono molti club ai quali potresti unirti per vivere il Portogallo nella massima misura possibile.

A poca distanza dalle città, la campagna portoghese si apre offrendo lussureggianti colline, montagne aspre e spiagge premiate. La natura è diversa come la cultura portoghese, rendendola perfetta per attività all’aperto come escursionismo, arrampicata, surf o mountain bike. Le numerose isole del Portogallo offrono un ottimo modo per sfuggire alla vita per un (lungo) fine settimana, con ogni isola che offre la propria cultura e cucina locale.

bandiera nazionale del Portogallo

Sicuro e alla mano

Il Portogallo è un paese sicuro e tranquillo, che gode di un ambiente politicamente stabile e socialmente pacifico. Nel 2018 si è classificato al 4 ° posto nel Global Peace Index. Questo rende il Portogallo il luogo perfetto per esplorare le tue passioni nello studio e nella vita. Le istituzioni si prendono davvero cura dei loro studenti e li aiutano sulla strada per realizzare il loro potenziale. I portoghesi sono noti per essere tolleranti, aperti al multiculturalismo e apprezzare la diversità. Sono persone genuine, appassionate e adatte alle famiglie con le quali ti sentirai come a casa.

Il Portogallo è un posto felice! È un ottimo posto per esplorare ciò di cui sei capace e crescere. Non solo nel tuo campo di studio, ma come persona. Immergiti in un nuovo ambiente con altri studenti internazionali e lasciati ispirare dalla creatività, dalla passione e dalla diversità. In Portogallo, eccellerai e ti sentirai a casa. In breve: in Portogallo sarai felice.

Quali sono le città dell’UE con la popolazione più giovane?

Nell’Unione europea (UE), il rapporto di dipendenza dei giovani era del 35% nel 2017. In altre parole, c’era in media un giovane (di età pari o inferiore a 19 anni) per tre persone in età lavorativa. Il rapporto di dipendenza degli anziani era un po ‘più basso (33%), rappresentando il rapporto tra il numero di persone anziane (dai 65 anni in su) rispetto al numero di persone in età lavorativa.

A livello di città, Bruxelles è la capitale più giovane dell’UE con un tasso di dipendenza dei giovani di oltre il 40%, seguito da vicino da Parigi e Dublino (39%). Al contrario, Lisbona, con un rapporto di dipendenza degli anziani di oltre il 41%, è la capitale con i cittadini più anziani, davanti a Roma (36%) e La Valletta (34%).

In occasione della Giornata mondiale delle città, diamo uno sguardo alla diversità demografica nelle città dell’UE.

Le città più giovani sono in Francia e nel Regno Unito

I rapporti di dipendenza dei giovani erano più alti in un gran numero di città in Francia e nel Regno Unito. La Communauté d’agglomération Val de France, vicino a Parigi (Francia), ha registrato il rapporto più alto (58%, dati 2014).

Germania e Romania – molte città con basse quote di giovani

Il rapporto di dipendenza dei giovani nelle città era inferiore alla media UE (35%) in Germania, Cipro (dati 2011), Lituania, Lussemburgo (dati 2011), Malta, Austria, Polonia (dati 2014), Romania, Slovenia (dati 2016 ) e la Slovacchia. Circa due terzi delle 19 città con il rapporto più basso (inferiore al 25%) erano in Romania o Germania.

Le città più antiche di Germania, Francia e Italia …

Il più alto rapporto di dipendenza da vecchiaia, con un rapporto di almeno una persona di età superiore ai 65 anni per due adulti in età lavorativa, è stato registrato nella località costiera francese di Fréjus (64%; dati 2015), seguito da altre sette città

  • le città costiere di Cannes (dati del 2014) in Francia, Savona, Genova e Trieste in Italia e Waveney (che comprende Lowestoft) nel Regno Unito;
  • Dessau-Roßlau e Görlitz nella Germania orientale.

Nel 2017, la maggior parte delle città dell’UE con un tasso di dipendenza della vecchiaia pari o superiore al 45% si trovava in Italia (12 città), Germania (8 città) e Francia (6 città; dati 2014 o 2015).

Relativamente pochi anziani vivono nelle città satellite intorno a Madrid e Parigi

Nel 2017, c’erano 57 città in tutta l’UE con un rapporto di dipendenza degli anziani inferiore al 20%. I rapporti di dipendenza per gli anziani più bassi sono stati in due città vicino a Madrid: Rivas-Vaciamadrid (10%) e Valdemoro (14%). C’erano diverse altre città con rapporti di dipendenza degli anziani relativamente bassi intorno alla capitale spagnola e in un numero di città minori intorno a Parigi.

(articolo tratto da Eurostat.eu del 30/10/2019)

San Marino è la repubblica più piccola e più antica del mondo

San Marino ha un’estensione territoriale di 61 km2 circa: è, infatti, il terzo Stato più piccolo d’Europa. È anche uno dei meno popolosi Stati membri del Consiglio d’Europa e della Nazioni Unite. Il suo territorio ha la forma di un quadrilatero irregolare ed è prevalentemente collinare ad accezione del Monte Titano (750 m.s.l. mare). La Repubblica di San Marino è in nove località chiamate Castelli: Citta di San Marino, Acquaviva, Borgo Maggiore, Chiesanuova, Domagnano, Faetano, Fiorentino, Montegiardino, Serravalle. La bandiera di San Marino fu adottata il 6 aprile del 1864: composta da due bande orizzontali di uguali dimensioni, quella sopra bianca (simbolo di libertà) e quella sotto azzurra (simbolo del cielo). Al centro è presente lo stemma nazionale.

Dal 2008 il centro storico di San Marino e il Monte Titano sono stati inseriti dall’UNESCO tra i patrimonio dell’umanità in quanto “testimonianza della continuità di una repubblica libera fin dal 13° secolo”.

STORIA

La Repubblica di San Marino è la più antica Repubblica del mondo e rappresenta una testimonianza eccezionale dell’istituzione di una democrazia rappresentativa fondata sull’autonomia civica e l’autogoverno. Un modello di democrazia unico in Europa, per cui l’Unesco l’ha dichiarata Patrimonio dell’Umanità. Il suo territorio, di appena 61 chilometri quadrati, è suddiviso in nove distretti amministrativi detti “Castelli”. La Capitale, San Marino, si trova sulla cima del monte Titano, che svetta con i suoi 750 metri sul livello del mare, distinguendosi come primo testimone dell’Appennino Centrale, col suo profilo a tre punte ben visibile già ad ampie distanze. L’area era abitata fin dalla preistoria, sono stati ritrovati infatti reperti risalenti al neolitico, all’età del bronzo e alla cultura villanoviana.

La leggenda narra che la fondazione di San Marino è avvenuta nel 301 d.C quando un tagliapietre di origine dalmata, Marino, si rifugiò sul Monte Titano per sfuggire alle persecuzioni contro i cristiani da parte dell’imperatore Diocleziano. Qui Marino fondò una comunità a cui lasciò un’eredità ideale: “Relinquo vos liberos ab utroque homine” (“Vi lascio liberi dall’uno e dall’altro uomo” ovvero, dall’imperatore e dal Papa). La proprietaria della zona, una ricca donna di Rimini, donò il territorio del Monte Titano alla piccola comunità che lo chiamò, in memoria del fondatore, Terra di San Marino. Mentre l’autorità dell’Impero si andava attenuando e quando ancora quella del Papa non si era radicata, si affermò qui, come in altre città, la volontà dei cittadini di darsi un’autonoma forma di governo: a partire dall’anno 1000 a San Marino l’autogoverno venne affidato ad un’Assemblea di capi-famiglia (Arengo) che deteneva tutti i poteri. Nel due secoli successivi la crescita della comunità rese però ingestibile questo organo decisionale e vennero create delle assemblee politiche. Nel 1243 si nominarono i primi due Consoli, cioè i Capitani Reggenti che ancora oggi si avvicendano semestralmente al potere. Le prime leggi risalgono al 1263. Lo Stato della Chiesa, ad opera di Papa Nicola IV, riconobbe la Repubblica di San Marino nel 1291. Nel 1351 dopo che il Vescovo di San Leo e del Montefeltro lo ebbe affrancato dai vincoli feudali San Marino divenne un libero comune.

All’inizio del 1400 venne creato il Consiglio Grande e Generale che assorbì progressivamente le prerogative dell’Arengo che non venne più convocato a partire dal 1571. Il territorio rimase limitato al Monte titanio fino al 1463, quando la Repubblica fece parte della coalizione che sconfisse Sigismondo Pandolfo Malatesta. Come ricompensa il Papa Pio II cedette a San Marino quatto città: Domagnano, Fiorentino, Montegiardino e Serravalle. Nello stesso anno venne annessa la città di Faetano e da quell’anno i confini non subirono più modifiche. Due volte la Repubblica di San Marino fu occupata militarmente, ma solo per pochi mesi: nel 1503 da Cesare Borgia che occupò la Repubblica per 10 mesi fino alla morte del padre Papa Alessandro VI; nel 1739 dal Cardinale Alberoni fallito grazie all’intervento delle potenze dell’epoca, ai disordini e alle proteste civili.

L’8 ottobre del 1600 è stata promulgata la prima Costituzione scritta, le “Leges Statutae Sancti Marini” alla base del diritto Sanmmarinese assieme alla legge elettorale degli anni ’30. La nazione fu riconosciuta dalla Francia di Napoleone nel 1797 e da altri paesi europei durante il Congresso di Vienna nel 1815. Napoleone provò simpatia per questo piccolo stato indipendente e gli offrì “lo sbocco al mare” che fu saggiamente rifiutato; ciò permise alla Repubblica di non diventare alleato della Francia nel congresso di Vienna. Durante il Risorgimento San Marino costituì un rifugio per molti personaggi che presero parte alle vicende che condussero all’Unità d’Italia. San Marino ebbe un ruolo fondamentale per Garibaldi: egli trovò rifugio sul Monte Titanio nel 1849, quando, per raggiungere Venezia, si ritrovò circondato da quattro eserciti a Macerata Feltria. Garibaldi oltrepassò i confini di San Marino e presentò personalmente la domanda di asilo; gli fu concessa un cambio della garanzia che San Marino restasse indipendente e al sicuro da scontri armati.

Con l’Unità d’Italia vennero a meno i pericoli d’invasione da parte di stati stranieri: con l’Italia fu stilato nel 1862 un trattato di amicizia che garantisce l’indipendenza della Repubblica, il buon vicinato e favorisce le relazioni commerciali. A partire dalla seconda metà dell’800 vennero promulgate diverse riforme che modernizzarono lo Stato: la creazione del catasto (1858), l’apertura di un nuovo ospedale (1865), l’esclusione della pena di morte (1865), la fondazione della Società Mutuo Soccorso in aiuto della classe operaria (1876) e il potenziamento dell’istruzione (1880).

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale l’Italia mostrò un atteggiamento ostile e sospettoso nei confronti di San Marino, temendo che la Repubblica potesse offrire protezione ai disertori ed esercitò così un sensibile controllo. Alcuni volontari sammarinesi si arruolarono nell’esercito italiano e fu costituito un ospedale da campo sammarinese sul fronte veneto-friulano. Per questi motivi, l’Austria congelò le relazioni diplomatiche e San Marino fu accusato di venire meno alla neutralità. Nel 1922 in un quadro generale di crisi economica, inflazione, disoccupazione e mancanza di una politica economica chiara, il fascismo salì al potere con un programma simile a quello del partito fascista italiano, con gli identici caratteri antidemocratici. Il Partito si caratterizzò per numerosi episodi di violenza nei confronti degli esponenti dell’opposizione di sinistra. Nel 1926 si instaurò il regime, che trasformò lo stato sul modello di quello italiano. Negli anni trenta vennero avviati lavori pubblici e nuove iniziative industriali e commerciali, venne attivato il collegamento ferroviario con Rimini e si avviò il settore turistico. Questa politica economica permise un miglioramento del benessere della popolazione e avviò la trasformazione della società.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale venne organizzato un movimento antifascista clandestino. Nel 1943, con il collasso del fascismo in Italia, si tenne una grande manifestazione che riuscì ad ottenere lo scioglimento del Partito Fascista Sammarinese e l’indizione di nuove elezioni. L’ultima occupazione del Paese avvenne nel 1944 ad opera delle truppe tedesche e della Repubblica Sociale Italiana in ritirata e successivamente dagli alleati che la occuparono per tre mesi. La neutralità che ha contraddistinto la Repubblica in numerose occasioni si è protratta anche durante la seconda guerra mondiale, nonostante il governo fascista, in quanto San Marino si mantenne al di fuori del conflitto e si prodigò nel fornire asilo a oltre 100 000 sfollati del circondario durante il passaggio del fronte lungo la Linea Gotica. Nonostante la neutralità, la Repubblica venne bombardata dagli Alleati il 26 giugno 1944. Vennero sganciate oltre 250 bombe che danneggiarono la ferrovia e uccisero 63 persone.

Dopo la caduta del fascismo, il Paese fu retto da un governo rappresentativo di tutte le forze democratiche. Il Governo italiano tollerava a fatica il governo di sinistra in piena guerra fredda e nel 1950 bloccò i confini, fatto che rese difficoltoso il commercio e causò la chiusura di alcune fabbriche locali. Alla fine degli anni ’50 si giunse a una normalizzazione delle relazioni internazionali: vennero pagati i danni di guerra, gli USA donarono l’acquedotto e si stipulò un accordo con l’Italia per la costruzione della superstrada. Nel 1960 venne riconosciuto il diritto di voto alle donne.

Dal 1988 San Marino è membro del Consiglio d’Europa; nel 1992 aderisce all’ONU; nel 2002 firma un accordo con l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Una definizione cara ai Sammarinesi è quella data dal Presidente americano Abramo Lincoln quando gli venne offerta la cittadinanza onoraria. In una lettera del 7 maggio 1861 scrisse ai Capitani Reggenti: “Benché il Vostro dominio sia piccolo nondimeno il Vostro Stato è uno dei più onorati di tutta la storia”.

COSA VEDERE

Porta San Francesco. Antico posto di guardia, costruito nel 1361 e trasformata nel 1451 e rimaneggiata nel 1581, quando fu dotata anche di un’antiporta e l’arco originario fu sopraelevato con la costruzione di una torre merlata con piombatoio. Sul retro ci sono gli stemmi murati di San Marino e della Famiglia Feltresca. Sotto la porta è possibile vedere delle lapidi con gli statuti seicenteschi che diffidavano i forestieri dall’entrare a San Marino con le armi.

Chiesa dei Cappuccini del XVI secolo. Si trova al di fuori della terza cinta muraria ed è costruita secondo uno stile architettonico essenziale ed armonioso. Un’ampia scalinata delimitata da una balaustra conduce al portico formato da cinque archi a tutto sesto, sostenuti da esili pilastri quadrangolari. Sul tetto Si eleva una croce di ferro battuto. Un elemento caratteristico della struttura è la grande croce di pietra a sinistra della scala. Sotto il portico si apre un portale sul quale è incisa la data del 1549, anno in cui fu costruita la cappella originaria. Dal 1928, nel piazzale davanti alla chiesa, è presente un monumento dedicato a San Francesco: una colonna di pietra regge un’edicola alta e slanciata, aperta sui quattro lati, contenente la statua bronzea di San Marino, scolpita da Silverio Monteguti. I sammarinesi vollero costruire la chiesa per ricordare l’episodio di Fabiano da Monte San Savino, che il 4 giugno 1543 tentò senza riuscirvi di occupare la Repubblica partendo da Rimini. Sotto il portico, una lapide ricorda un altro importante evento storico: il 31 luglio 1849 Giuseppe Garibaldi, inseguito dagli Austriaci, si rifugiò a San Marino. Proprio dalla gradinata della chiesa sciolse il suo esercito, lasciando liberi i soldati con la facoltà di proseguire nella fuga e di raggiungere le proprie case.

Chiesa e Convento di San Francesco. Il convento e la chiesa inizialmente avevano sede a Murata ma poi papa Clemente VII concesse lo spostamento perché a Murata c’era il pericolo di incursioni dei Malatesta. Per la costruzione, iniziata nel 1351 e terminata verso il 1400, furono utilizzati i materiali della chiesa e del convento soppresso. Il rosone fu coperto nel seicento e riportato alla luce nell’ultima ristrutturazione. Nel chiostro si trova la tomba del vescovo Marino Madroni, vissuto nel Quattrocento. Nel vicino Museo San Francesco sono conservate tele del Guercino e di Raffaello.

Basilica di San Marino. Nel luogo in cui oggi sorge la basilica nel IV secolo sorgeva una Pieve dedicata a San Marino. Agli inizi dell’Ottocento la Pieve era in condizioni di grave degrado: nel 1807 fu abbattuta e nel 1838 fu inaugurata l’attuale Basilica di San Marino. Oggi ospita sotto l’altare maggiore parte delle reliquie del Santo ritrovate nel 1586. Alcune delle reliquie sono state donate all’isola di Arbe in Croazia, città natale del Santo.

Palazzo Pubblico. L’attuale palazzo fu costruito tra il 1884 e il 1894 e si affaccia su Piazza della Libertà.  Sede dei principali organi istituzioni e amministrativi, è il luogo dove si svolgono le cerimonie ufficiali della Repubblica. Il Palazzo si erge dove una tempo sorgeva la Domus Magna Comunis datato intorno al 1380-1392; vene abbattuto verso la fine dell’Ottocento. Nel 1996 è stato ultimato l’intervento di restauro e ristrutturazione diretto dall’architetto Gae Aulenti.

Prima Torre. Detta Rocca, edificata tra l’XI e il XIII secolo, comprende un castello e una chiesa. Dopo l’ultimo restauro avvenuto nel 1930, la Rocca è stata resa accessibile ai visitatori. Dalla sua costruzione ha subito numerosi interventi di restauro e rinforzo che modificarono la sua struttura, senza mai privarla della suo originaria rozzezza. La Torre ha pianta pentagonale e poggia direttamente sulla roccia del Monte Titano. Il cortile ospita alcuni pezzi di artiglieria, due mortai e due cannoni, donati da re Vittorio Emanuele II, con i quali la Guardia di Rocca spara a salve durante i giorni di festa.

Seconda Torre. Detta Fratta Cesta, edificata tra l’XI e il XIII secolo, comprende un castello con un museo delle armi, delle mura e una piccola chiesa. Sorge sulla vetta più alta del Monte Titano ed il suo nucleo primitivo era utilizzato come torre d’avvistamento già in epoca romana. Agli inizi del Trecento fu dotata di un altro muro e da una serie di fortificazioni che costituiscono una seconda cinta difensiva. Il fortilizio è stato restaurato nel 1924, salvandolo dal degrado e restituendolo con l’aspetto originario. Sede del Museo della Armi Antiche di San Marino dal 1956, dove sono esposte 700 esemplari di armi appartenenti a diverse tipologie ed epoche di realizzazione.

Terza Torre. Detta la Torre del Montale è la più avanzata difesa, isolata sull’estremo picco del Monte. Edificata tra l’XI e il XIII secolo, è la più piccola delle tre torri e dispone di mura e copertura a tegole. È caratterizzata da una forma slanciata e una pianta pentagonale. Fino al XIII secolo era un fortilizio staccato dalle altre due rocche e fu collegato ad essere nel 1320 da una muraglia di cui sono ancora visibili le tracce. Questa Torre rivestì una grande importanza nelle lotte contro i Malatesta che possedevano il vicino castello di Fiorentino. Una campana segnava alla popolazione i pericoli e l’arrivo di viandanti ai quali era richiesto un pedaggio. Con la sconfitta dei Malatesta, il Montale fu abbandonato. Si susseguirono tre restauri per salvare la Torre. Nella Torre è presente una prigione, detta Fondo della Torre, profonda sei metri e alla quale si può accedere solo dall’alto. Non è accessibile al pubblico ma offre un suggestivo panorama ai visitatori.

Museo di Stato. Presso il palazzo Pergami, il museo espone opere pregevoli e famose, prima fra tutte il “Polittico di San Marino” del pittore rinascimentale Menzocchi, già custodito nell’antica pieve di San Marino. Sono inoltre esposte opere del Guercino, di Batoni, di Sirani, di Galletti, di Giambono, di Bandinelli, di Passerotti e di Strozzi.

Parco Avventura San Marino Adventures. A 4 minuti dal centro di San Marino e a 20 da Rimini, il parco offre una variegata offerta indirizzata a bambini, adulti, utenti alle prime armi ed esperti: 12 percorsi da 0 a 16 metri d’altezza.

Erasmus + 2020

Il budget previsto di oltre 3 miliardi di euro, con un incremento del 12% rispetto al 2019, offrirà ancora più opportunità ai giovani europei di studiare, formare o acquisire esperienza professionale all’estero. Nell’ambito dell’invito a presentare proposte 2020, la Commissione lancerà un secondo progetto pilota sulle università europee.

L’aumento dei fondi disponibili offrirà ancor più opportunità ai giovani di studiare e formarsi all’estero, di acquisire esperienze e competenze nel campo dell’educazione formale e non formale.
Organizzazioni e enti pubblici o privati attivi nei settori dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport potranno presentare proposte e richiedere finanziamenti. Inoltre, anche i gruppi di giovani, non formalmente costituiti in organizzazioni ma attivi nel campo dell’animazione socioeducativa e del lavoro con i giovani, potranno presentare progetti in alcune delle Azioni previste dal Programma.

L’invito a presentare proposte contiene informazioni di carattere generale sul bilancio totale assegnato al Programma e sulla ripartizione dei fondi nei principali settori, Istruzione e formazione, Gioventù, Jean Monnet e Sport; è stimato in 191,9 milioni di euro il budget 2020 destinato al settore Gioventù, a fronte dei 167,7 milioni di euro assegnati nel 2019. L’Invito fornisce anche indicazioni su obiettivi e opportunità offerte dal Programma, e sui termini per la presentazione delle domande per tutte le Azioni decentrate e centralizzate.

Le Azioni gestite direttamente dalla Commissione europea a livello centralizzato saranno oggetto di specifici inviti a presentare proposte, che saranno pubblicati nel corso del 2020. Per le Azioni gestite a livello decentrato attraverso le Agenzie Nazionali del Programma sarà necessario fare riferimento alla Guida Erasmus+ pubblicata in tutte le lingue ufficiali dell’UE.
La Guida al programma Erasmus+ 2020 fornisce approfondimenti sulle Azioni decentrate e sulle opportunità, rappresenta uno strumento indispensabile per chi voglia conoscere meglio Erasmus+ e per chi abbia intenzione di candidarsi e ricevere una sovvenzione.

Le 3 scadenze indicate nell’Invito a presentare proposte nel settore Gioventù per il 2020 si riferiscono all’Azione chiave 1 – Mobilità individuale nel settore della gioventù, Azione chiave 2 – Partenariati strategici nel settore della gioventù, Azione chiave 3 – Progetti di dialogo con i giovani, e sono fissate alle ore 12:00 (mezzogiorno) di Bruxelles:

  • 5 febbraio 2020
  • 30 aprile 2020
  • 1 ottobre 2020

Le organizzazioni sono invitate a presentare progetti all’Agenzia Nazionale per i Giovani secondo le 3 scadenze indicate.
I documenti utili e i web form per la presentazione delle domande sono in fase di preparazione da parte della Commissione europea e saranno disponibili sui siti web www.erasmusplus.it e ww.agenziagiovani.it

La Commissione ha inoltre proposto di raddoppiare il bilancio Erasmus a 30 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, consentendo a un massimo di 12 milioni di persone di avere un’esperienza all’estero.

30 anni dopo la caduta del muro di Berlino

Domani 9 Novembre 2019 ricorrerà il 30° anniversario della caduta del muro di Berlino, un evento storico che ancora oggi fa discutere e parlare molto.

Quanto ha inciso la Riunificazione delle due Germanie a modificare l’assetto geopolitico del Vecchio Continente e gli equilibri mondiali? Com’è mutata l’economia europea a trazione tedesca e quanto ha inciso la Germania post ’89 nella polarizzazione e nei contrasti fra Stati Nordeuropei del rigore e Stati del Sud Europa della flessibilità? E poi, quanto ha influito sulle politiche migratorie europee la visione della Cancelliera Merkel e la sua Willkommenpolitik, la politica delle porte aperte? E quanto il malcontento serpeggiante nella ex DDR ha contribuito all’ascesa dei movimenti di destra e sovranisti che si stanno affermando in tutta l’Ue.

Infine, cosa sanno i giovani nati dopo il 1989 del mondo diviso in due blocchi. Sono alcuni dei temi del workshop – organizzato con il patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, in collaborazione con l’Ufficio per l’Italia del Parlamento europeo e con il Goethe-Institut –  che animerà lo Spazio Europa a Roma, alla vigilia della data storica del 9 novembre, per celebrare e riflettere su questo evento storico, dopo tre decenni.

Per ricordare l’avvenimento che ha segnato la fine di un’epoca, lo Spazio Europa ospita, venerdì 8 novembre, un incontro dal titolo: “Berlino, Roma, Europa. 30 anni dopo la caduta del muro, fra speranze e aspettative per il vecchio continente.

All’iniziativa parteciperanno politici e rappresentanti delle Istituzioni europee, germanisti, storici, filosofi, editorialisti e inviati dei maggiori quotidiani e tg, oltre ai direttori delle principali istituzioni tedesche in Italia.

Il giro dell’Europa attraverso i piatti tipici.

L’Europa è un paese vastissimo con una grande quantità di culture e tradizioni, ma anche a livello culinario ci sono tantissime differenze.

Il cibo è sicuramente uno dei fattori che spinge molte persone a trasferirsi in una Nazione piuttosto che in un’altra.

Scopriamo insieme quali sono i piatti tipici Europei:

Italia:

Partiamo dal nostro bellissimo paese. L’Italia è conosciuta nel mondo come patria della pasta e della pizza, ma oltre a questo anche altre specialità stanno iniziando ad essere apprezzate. Un esempio sono gli arancini o arancine prodotti in Sicilia o la famosissima focaccia barese.

Spagna:

In Spagna ci sono molte tipologie di prosciutto che si differenziano parecchio nel gusto rispetto a quello nostrano, essendo più unto e salato.

Il prosciutto iberico prevede che il maiale sia cresciuto nei pascoli e si nutra solo di ghiande. Un altro classico spagnolo, è la paella cioè una gustosa combinazione di riso, verdure, frutti di mare o carne. La leggenda vuole che il piatto debba essere cucinato da un uomo e mangiato all’ombra di un fico.

Austria:

La cucina austriaca ha molte similitudini con quella tedesca, ma ha molte più zuppe. Ecco che troneggiano sulle tavole tomatencremesuppe (zuppa cremosa di pomodori), zwiebelnsuppe (di cipolle, simile a quella francese) e frittatensuppe (con striscioline di frittata, appunto). E se amate i dolci, non potete non gustare cioccolatini di ogni tipo e, soprattutto, l’ormai famosissima Sacher Torte.

Francia:

La bistecca alla tartara è una prelibata specialità di origine francese, che consiste in carne di manzo o cavallo tritata e consumata cruda, spesso con un uovo (sempre crudo) al centro., ma non dimentichiamoci anche dei famosissimi croissants e i soufflé, quiche lorraineratatouille e fondue.

Germania:

Il Käsespätzle è un saporito piatto tedesco che consiste i piccoli gnocchetti annegati nel formaggio e cotti con cipolle fritte. Altre specialità sono: la kartoffelsalat (insalata di patate), i crauti (sauerkraut), würstel di ogni tipo e il buonissimo strudel di mele (Apfelstrudel).

Serbia, Croazia, Slovenia:

ćevapčići sono un piatto a base di carne tritata, variamente speziata, tipico della cucina dei paesi della penisola balcanica.Si presentano come polpettine cilindriche o come delle piccole salsicce.Sono solitamente composti di carne trita  di manzo e agnello, condita di sale, spezie e aromi.

Danimarca:

Il Smorrebrod, il loro tipico pasto da pausa pranzo, ma anche gli hotdog, le polpette (frikadeller) e il pane  Snobrød preraparo avvolgendo la pasta attorno ad uno stecco e cotto sulla brace.

Grecia:

Il moussaka è sicuramente il cibo più ricordato della Grecia. Si tratta di uno sformato a base di melanzane, pomodori e besciamella. Qualcosa di simile alla parmigiana di melanzane.

Irlanda:

Il baccalà croccante è costituito da una miscela di farina, acqua e bicarbonato di sodio che crea una consistenza schiumosa e rende il pesce decisamente croccante. Ad accompagnarlo di solito ci sono una manciata di patatine fritte, salsa tartara e una buona Guinness! 

Cipro:

L’Halloumi è un formaggio che si produce sull’isola, ottenuto da latte di capra e pecora. Ha un sapore salato e può essere servito grigliato oppure a cubetti nell’insalata.

Belgio:

La carbonade flamande è un delizioso stufato con spezzatino di manzo e cipolla, fatto cuocere nella birra e condito con timo e alloro.

Ungheria:

Il Gulasch è la tradizionale zuppa ungherese fatta con carne bovina, ma è adattabile anche per carne di pollo, carne ovina e perfino pesce.

Paesi sotto i riflettori: l’Austria

Stai cercando un paese europeo per i tuoi studi o per opportuninità lavorative? L’Austria ha tutto! Troverai 70 università di prima classe con oltre 350.000 studenti in totale, di cui il 25% sono internazionali. Sarai anche sorpreso dal paesaggio travolgente, interessanti attrazioni culturali e attività all’aperto che si trovano a portata di mano. Se scegli di studiare in Austria, verrai a vivere in una delle società più stabili del mondo, poiché il paese gode di una grande sicurezza sociale e stabilità economica. L’Austria ti offre una grande qualità di vita!

La capitale del paese, Vienna, è in cima alla lista delle città più vivibili del mondo. Imparerai che in Austria c’è molto di più di Apfelstrudel e Wiener Schnitzel, poiché il paese è noto per la sua arte, sale da concerto di fama mondiale, come l’Opera di Stato di Vienna, i musei, il patrimonio architettonico e la natura. Se sei un vero appassionato di attività all’aperto, troverai l’Austria un posto fantastico in cui vivere, poiché il paese offre tutti i tipi di attività all’aperto: fare escursioni e sciare sulle Alpi, navigare su uno dei tanti laghi del paese o andare in bicicletta. Naturalmente, ci sono anche molti modi per rilassarsi nelle grandi città e nella splendida campagna austriaca. Ultimo ma non meno importante, grazie alla sua posizione centrale, è molto facile intraprendere nuove avventure e scoprire il resto d’Europa.

Il Museo di Storia dell'Arte a Vienna

Foto: Museo di storia dell’arte a Vienna; © Andreas N. via Pixabay

Una vasta gamma di opportunità educative

L’Austria ha una lunga tradizione di istruzione superiore. L’Università di Vienna è stata fondata nel 1365 ed è la più antica del paese. Quando studi in Austria, puoi scegliere tra una vasta gamma di programmi di studio e opportunità di ricerca all’avanguardia. La lingua principale di insegnamento è il tedesco, ma numerosi programmi sono tenuti in inglese. Gli istituti di istruzione superiore nel paese offrono un numero sempre crescente di programmi di laurea (oltre 2.000): puoi scegliere tra programmi di ricerca di prima classe, un’istruzione di fama mondiale in una qualsiasi delle università di arti liberali, pratica di alta qualità programmi di laurea orientati alle università di scienze applicate, formazione aggiornata degli insegnanti e programmi innovativi presso università private. 

Se hai trovato un programma di studio che ti piace, puoi contattare direttamente l’istituto di istruzione superiore di tua scelta. Le procedure di ammissione in Austria sono curate direttamente dagli stessi istituti di istruzione superiore. La maggior parte delle istituzioni offre borse di studio per aiutarti lungo la strada, così puoi goderti appieno i tuoi studi, la vita personale e la vita all’aria aperta. 

Studenti di fronte all'Università di musica e arti dello spettacolo di Vienna

Foto: studenti di fronte all’Università di musica e arti dello spettacolo di Vienna; © OeAD / Gava

Scopri di più

Per ulteriori informazioni sullo studio in Austria, visitare il sito Web Study in Austria e il profilo del Paese austriaco .

Sei uno studente in Austria? Condividi la tua esperienza inviando un’e  mail a info@studyineurope.eu

Le tradizioni di Halloween in Europa

Forse non tutti sanno che la festa di Halloween non nasce in America ma ha origini antichissime rintracciabili in Irlanda, quando la verde Erin era dominata dai Celti. Halloween corrisponde infatti a Samhain, il capodanno celtico. Dall’Irlanda, la tradizione è stata poi esportata negli Stati Uniti dagli emigranti, che, spinti dalla terribile carestia dell’800, si diressero numerosi nella nuova terra.

Il nome Halloween (in irlandese Hallow E’en), deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day. L’importanza che, tuttavia, viene data alla vigilia si deduce dal valore della cosmologia celtica: questa concezione del tempo, seppur soltanto formalmente e linguisticamente parlando, è molto presente nei paesi anglofoni, in cui diverse feste sono accompagnate dalla parole “Eve”, tra cui la stessa notte di Capodanno, “New Year’s Eve”, o la notte di Natale “Christmas Eve”.

I Celti erano prevalentemente un popolo di pastori. I ritmi della loro vita erano, scanditi dai tempi che l’allevamento del bestiame imponeva, tempi diversi da quelli dei campi. Alla fine della stagione estiva, i pastori riportavano a valle le loro greggi, per prepararsi all’arrivo dell’inverno e all’inizio del nuovo anno. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del freddo. Il passaggio dall’estate all’inverno e dal vecchio al nuovo anno veniva celebrato con lunghi festeggiamenti, lo Samhain, che deriverebbe dal gaelico samhuinn e significa “summer’s end”, fine dell’estate.

I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 ottobre, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti, che vivevano in una landa di eterna giovinezza e felicità chiamata Tir nan Oge, e che le forze degli spiriti potessero unirsi al mondo dei viventi, provocando in questo modo il dissolvimento temporaneo delle leggi del tempo e dello spazio e facendo sì che l’aldilà si fondesse con il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra.

Samhain era, dunque, una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti all’allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno. Durante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e venivano effettuati sacrifici animali. Vestiti con maschere grottesche, i Celti tornavano al villaggio, facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Dopo questi riti i Celti festeggiavano per 3 giorni, mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti. In Irlanda si diffuse l’usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci e di lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero reso visita ai propri familiari, affinché potessero rifocillarsi e decidessero di non fare scherzi ai viventi.

Ma come si è diffusa questa festa negli stati Europei?

L’avvento del Cristianesimo non ha del tutto cancellato queste festività, ma in molti casi si è sovrapposto ad esse conferendo loro contenuti e significati diversi da quelli originari. La morte era il tema principale della festa, in sintonia con ciò che stava avvenendo in natura: durante la stagione invernale la vita sembra tacere, mentre in realtà si rinnova sottoterra, dove tradizionalmente, tra l’altro, riposano i morti.

Vediamo le tradizioni nei vari paesi europei

In Austia la tradizione è quella di lasciare pane, acqua e una lampada accesa sul tavolo perchè un tempo si credeva che tali elementi avrebbero dato il benvenuto alle anime dei morti che ritornano sulla terra.

In Belgio l’usanza è quella di accendere candele in memoria dei defunti, mentre in Slovacchia vengono posizionate,davanti al camino acceso, delle sedie. C’è una sedia per ogni membro della famiglia in vita ed una per ciascun defunto.

In Germania nella notte di Halloween non si usano i coltelli che vengono conservati in luoghi chiusi. Questo perché tradizione vuole che si eviti il rischio di ferire gli spiriti.

In Irlanda in molte zone, si riproducono ancora gli antichi riti celtici, con falò accesi e bambini vestiti in costume. Il cibo tradizionale della festa è il Barm Brack, un pane poco dolce con uvetta ideale per spalmare marmellata e burro. Di solito, si usa anche inserire una monetina e un anello nella torta: chi trova la monetina sarà destinato a diventare ricco entro l’anno, mentre chi prende la fetta con l’anello si sposerà entro 12 mesi.

In Inghilterra i bambini realizzavano dei pupazzetti, i Punkies, intagliando le barbabietole, mentre le lanterne per cacciare gli spiriti maligni venivano create con le rape. Inoltre si usava lanciare degli oggetti nei falò per spaventare gli spiriti e per avere indicazioni sul futuro delle persone: se due giovani lanciavano i dadi nelle fiamme e questi esplodevano, significava che il loro matrimonio sarebbe stato burrascoso, mentre se una persona gettava un sasso nel fuoco e la mattina dopo non era più visibile, si credeva che l’individuo sarebbe morto entro l’anno.

In Spagna si consuma una bevanda alcolica dopo aver recitato un incantesimo, con l’accompagnamento di musica. La Quemada è composta da alcool distillato dal succo di frutta, miscelato con caffè, scorza di limone e zucchero. Inoltre gli alimenti consumati durante i festeggiamenti di Halloween spagnoli sono le castagne e le patate dolci.Oltre a questo i fornai spagnoli preparano dolci a base di marzapane, chiamati Huesos de Santo, o le ossa del Santo. Le origini di questi alimenti si trovano nelle feste funebri in Spagna da tempi antichi.

E in Italia?

In Italia il culto dei morti ha origini antichissime, ancora prima dell’avvento del Cristianesimo.

Le tradizioni variano di regione in regione:

in Piemonte e Valle d’Aosta, dove si era soliti uscire di casa nella sera della festa dei morti lasciando la tavola imbandita per dare modo agli spiriti dei defunti della famiglia di riunirsi nella loro vecchia dimora. In Trentino Alto Adige le campane suonavano fino a tardi per richiamare le anime dei defunti attorno alle abitazioni: si andava quindi a dormire lasciando la tavola imbandita e il camino acceso.
In Liguria erano invece i bambini a ricevere qualcosa, ovvero un dolcetto tipico detto “Ben dei morti”.

In Lombardia, fino agli anni ’50-’60, i bambini intagliavano delle zucche (dette “lumere”) prima di uscire a bussare alle porte dei vicini per chiedere in dono dolci, castagne e frutta secca, ma c’era anche l’usanza di lasciare sul davanzale della finestra latte, castagne e un bicchiere di vino per i morti che sarebbero tornati nottetempo a visitare la casa.

In Friuli Veneto molto ricorrente è il lancio das cidules, festa di origine celtica per garantire la fertilità dei campi, nella quale si lanciano rotelle di faggio infuocate giù da pendii e dirupi gridando frasi propiziatorie, e la Fiesta dalis muars, durante la quale la città di Ampezzo si riempie di zucche intagliate.
I dolci tipici sono le fave, dolcetti colorati tipici del Friuli Venezia Giulia.

In Sicilia, nella regione di Caltanissetta, esiste tutt’ora per i bambini la tradizione di “apparare i scarpi”, ovvero lasciare le proprie scarpette vecchie in un angolo della casa o fuori dalla porta della camera, per ritrovarle il giorno dopo sostituite da un paio nuovo, o un paio di scarpette di zucchero, oppure riempite di dolcetti portate dagli spiriti dei defunti. In altre zone si può fare una vera e propria “caccia” al regalo nascosto dai morti in casa, recitando la frase “Armi santi, armi santi/ io sugnu unu e vuatri tanti/ Mentri sugnu ‘ni stu munnu di guai/ cosi ri morti mittiminni assai” (“anime sante, anime sante/ io sono uno e voi siete tante/ Mentre sono in questo mondo di guai/ di cose dei morti mettetemene assai”), parole con cui i bambini invocano i regali delle anime sante, le “cosi ri morti”.
Tipiche anche le statuine di pasta di mandorle regalate ai bambini in occasione della festa dei morti e i dolcetti “ossa di morto”, che si trovano tuttavia letteralmente in tutta Italia, fino alla Toscana e alla Lombardia.

Ossa di morto tipici siciliani

In Abruzzo non soltanto i bambini andavano a chiedere doni ai vicini, ma similmente a quanto visto in Piemonte e Val d’Aosta, gli abitanti della casa vanno a dormire lasciando la tavola imbandita per i morti,

La tavola dei morti

mentre in Toscana, Marche e Umbria sono rimaste più che altro ricette legate a questa festività, come gli Ossi di morto e il Pane dei Morti (detto a Siena anche Pan co’ Santi). Nelle campagne della Valdichiana la zucca intagliata non è una novità: i bambini facevano per le feste di fine Ottobre la “morte secca“, ovvero il classico teschio stilizzato che veniva lasciato illuminato presso le siepi o agli angoli delle strade per spaventare i passanti, mentre sul monte Argentario c’era la singolare tradizione di lasciare sulle tombe dei morti bambini, nella notte di Ognissanti, un paio di scarpette perché si credeva che al tramontare del sole avrebbero potuto andare in giro per una notte.

In Calabria vi è la secolare tradizione del “coccalu di muortu“, una zucca intagliata a forma di teschio con cui i ragazzini gironzolano per le vie del paese e bussano agli usci delle case  chiedendo “Mi lu pagati lu coccalu?” (“me lo pagate il teschio?”).
In Sardegna si festeggia da sempre “il bene delle anime” con l’usanza definita “is animeddas” nel Sud dell’isola e “su mortu mortu” nella zona del nuorese: in entrambi i casi i bambini vanno a bussare alle porte dei vicini chiedendo dolci, frutta secca, pane per le anime dei morti. I grandi invece, con piccole varianti in tutta la Regione, consumavano un tempo una cena frugale per poi lasciare gli avanzi sul tavolo, tutte le credenze aperte e una brocca ben colma d’acqua per calmare la fame e la sete dei defunti, che quella notte tornavano sulla terra e avrebbero potuto arrabbiarsi se non avessero trovato la giusta ospitalità.

In Puglia i bambini, fino agli anni ’50, si vestivano con gli abiti dei nonni e andavano di porta in porta recitando una filastrocca. In alcune zone i bambini trovano la “calza dei morti”.

La calza dei morti

Insomma, anche se ogni anno dobbiamo sopportare le lamentale di nonni, genitori e catechisti perché Halloween non appartiene alla nostra tradizione, non è affatto così: questa festa, come tanti culti pagani osteggiati dal Cristianesimo, ha tante italiche sorelle, unite tutte dalla stessa origine e dallo stesso scopo. Scrive Duccio Balestracci che

<<occorreva propiziarsi, all’interno di un concetto di tempo ciclico, il ritorno della buona stagione, della luce, del calore e soprattutto dei nuovi raccolti. Lo si faceva con la festa (elemento di frattura fra un tempo che è morto e un tempo che deve rinascere), convocando, al tempo stesso, il ricordo dei morti che dovevano svolgere il loro ruolo di “protezione” su i vivi in un momento “critico” dell’anno>>

Ovvero, uno di quei momenti in cui i confini tra il nostro mondo e quello dell’oltretomba si fanno più labili, permettendo comunicazione e contatto tra le condizioni umane di vita e morte, di sopra e sotto, di ospiti e padroni di casa.

Buon Halloween a tutti!

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