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#EarthOvershootDay

Oggi, 29 luglio, le risorse naturali della Terra per il 2019, come l’aria, l’acqua e il cibo, sono terminate. Significa che la nostra domanda di aria, acqua e cibo ha superato la capacità del pianeta di rigenerare quelle risorse nel corso di un anno – e che, da oggi, inizieremo ad attingere alle riserve, consumando molto più di quello che dovremmo.

Questa (triste) ricorrenza ha un nome: Earth Overshoot Day, e viene anticipata di anno in anno. Trent’anni fa cadeva a ottobre; 20 anni fa alla fine di settembre; l’anno scorso è arrivata il 1° agosto. Quest’anno il record in negativo è stato superato di nuovo: l’ammontaredelle risorse naturali della Terra non era mai terminato così presto.

Questi sono i dati dell’associazione “Global Footprint Network”, un’organizzazione internazionale che monitora l’impronta ecologica dell’uomo.

Il fatto che l’Earth Overshoot day cada il 29 luglio significa che l’umanità sta utilizzando la natura 1.75 volte più velocemente di quanto gli ecosistemi riescano a rigenerarle”, si legge in una nota. “In poche parole, è come se l’umanità avesse bisogno di 1.75 pianeti per sopravvivere”.

Come è facile immaginare, questa strada non è percorribile. “Abbiamo solo una Terra: non possiamo usare le risorse di 1.75 [pianeti] senza che ci siano conseguenze devastanti”, ha dichiarato il fondatore di Global Footprint Network, Mathis Wackernagel.

Esistono soluzioni?

Il totale delle risorse per quest’anno è finito e non è possibile farci  niente, com’è ovvio. Secondo gli esperti, possiamo però impegnarci per invertire la tendenza già a partire dal 2020. Le ricette sono le solite: ridurre le emissioni di CO2, per esempio, potrebbe spostare in avanti l’Overshoot day di 93 giorni. Se consumassimo meno carne, invece, recupereremmo 15 giorni.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica, l’organizzazione ha anche lanciato un hashtag, #Movethedate, e uno strumento che permette di calcolare la propria impronta ecologica.

“Ang In Radio” il primo network di radio realizzato interamente da under 30

Quarantaquattro digital radio, 600 “under 30” coinvolti direttamente, un impatto su 150mila ragazzi. Nasce il primo network radio istituzionale grazie all’Agenzia Nazionale per i Giovani, l’ente vigilato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Commissione Europea, che si occupa per l’Italia dei programmi europei rivolti ai giovani. La presentazione ufficiale al Giffoni Experience con inaugurazione della sede radio del festival.

Si chiama “Ang In Radio”e viaggia sul canale digitale. All’unica stazione di Roma inaugurata lo scorso marzo, se ne aggiungono altre 44 presenti in 13 regioni d’Italia (6 in Emilia Romagna, Campania e Lazio, 4 in Lombardia e Puglia, 3 in Veneto, Marche e Sicilia, 2 in Basilicata, Piemonte, Sardegna, Calabria e una in Toscana) e saranno “on air” grazie ad un finanziamento dell’Agenzia Nazionale per i Giovani nell’ambito del Fondo Nazionale Politiche Giovanili.

La rete amplificherà le iniziative dell’Agenzia legate alle politiche giovanili, attraverso un approccio peer-to-peer, ma sarà soprattutto uno strumento per informare e ascoltare i giovani, spesso protagonisti delle trasmissioni radiofoniche insieme ad esperti del mondo della cultura, dell’informazione, del lavoro e della società e della politica. Una radio libera, senza censura, dove i ragazzi potranno raccontarsi, confrontarsi, crescere. E una sfida: i 600 ragazzi coinvolti puntano a raggiungere 150mila coetanei in tutta Italia e coinvolgerli e influenzarli sulle tematiche del cambiamento sociale, dell’inclusione, della dispersione scolastica e della partecipazione attiva.

«Ciascuna radio rappresenterà un “presidio” dell’ANG a livello territoriale, che da Roma arriverà in 44 territori d’Italia attraverso la voce dei ragazzi – spiega Domenico De Maio, Direttore dell’Agenzia Nazionale Giovani – dovranno raccontare occasioni ed opportunità rivolte ai giovani, progetti del territorio rivolti alle nuove generazioni, nonché i progetti finanziati nell’ambito dei programmi europei gestiti da ANG come Erasmus+ ed ESC realizzati nella propria regione. L’iniziativa ha l’obiettivo di promuovere il protagonismo giovanile, di realizzare “spazi” e “luoghi” di incontro delle nuove generazioni, promuovere networking ed occasioni concrete per fare rete con altre realtà locali per sviluppare creatività, promuovere il talento e favorire innovazione e nuove progettualità rivolte al territorio».

Nasceranno tanti piccoli “megafoni” per ascoltare la voce dei ragazzi anche in quartieri complessi come Corviale nella periferia di Roma, dove si parlerà di educazione alla legalità, oppure in una zona a rischio come Giugliano in Campania, nella “Terra dei fuochi”, coinvolgendo le scuole sui temi di riciclaggio e disabilità. Ma anche piccoli comuni di aree interne e rurali, o nel quartiere Veronetta di Verona, sede di scontri sociali e tensioni tra cittadini di italiani e di origine straniera. In Sardegna un studio allestito su un furgone girerà la ragione per informare ed ascoltare i giovani. «La sfida lanciata in questo progetto, dai proponenti, è la testimonianza che la partecipazione giovanile, anche attraverso la radio, può avere un impatto sul cambiamento sociale. Noi ci crediamo!» conclude De Maio.

È possibile ascoltare ANG inRadio tramite app scaricabile gratuitamente su store IOS o Androis o tramite il sito www.agenziagiovani.it

(Articolo tratto da Agenzia Nazionale Giovani del 22/07/2019)

Lo studio delle arti in Europa

Nel corso dei secoli, l’Europa è stata un faro per artisti e arti. Un luogo dove le persone creative possono crescere e prosperare. Conosciamo tutti i grandi nomi. Michelangelo, Rubens e Picasso, i cui capolavori artistici sono esposti in tutto il mondo. O Strauss, Dvořák e Arvo Pärt, che hanno ispirato le persone con la loro musica per secoli. Quindi non sorprende che l’educazione artistica occupi un posto speciale nei paesi europei.

Grazie al programma Eramus plus molti sono gli studenti che scelgono di continuare i propri studi artistici in altri paesi differenti dal proprio.

Ogni paese europeo ha istituzioni dedicate ad insegnare le arti ai talenti di tutto il mondo. Discipline come belle arti, danza e musica sono ben note, ma non dobbiamo dimenticare programmi di design, fotografia e arti circensi. Le istituzioni artistiche sono intrinsecamente internazionali: poiché si concentrano sul talento, le classi sono composte da numerose nazionalità. Anche i loro insegnanti provengono da tutto il mondo, garantendo così un ambiente multinazionale e alti standard di istruzione.

Per entrare a far parte di queste ambite accademie spesso bisogna fare audizioni o presentare il proprio portfolio ad un comitato di selezione. Le istituzioni artistiche puntano sempre al meglio: solo i candidati più talentuosi ricevono un posto tanto ambito nei loro programmi.

Ma perchè non tentare?

Se credi che questo sia anche il tuo ruolo, controlla se un’istituzione artistica europea può aiutarti ad esplorare ed evolvere i tuoi talenti Poiché le procedure di candidatura sono diverse per ogni istituzione e in ogni paese, ti consigliamo di seguire questi passaggi:

  1. Vai ai profili dei paesi  e seleziona il paese in cui desideri studiare.
  2. Visita il sito Web collegato per esplorare le istituzioni che offrono educazione artistica.
  3. Applicare come indicato dall’istituzione.

Folklore è inclusione- III Edizione

Venerdì 21 Giugno 2019 si è tenuto la terza edizione dell’ evento Folklore è inclusione, nella piazza di Pignola.

A partecipare a questa bellissima iniziativa i ragazzi dell’associazione Il Fiore, il gruppo folk Ophelia, Il gruppo Pizzica Aranea di Avigliano e l’associazione LabO direttamente dalla Sicilia.

Il presidente dell’associazione World Net, Pierpaolo Albano ha sottolineato la straordinaria forza di questi ragazzi e delle loro famiglie, e ha anche invitato la comunità a passare più tempo in loro compagnia e giovarne in tutti gli aspetti.

La Música nos acerca- Y.E.

Si conclude oggi lo scambio giovanile La Música nos acerca.

Lo scambio si è tenuto in Spagna, a Calella, nelle date dal 13 al 20 Giugno 2019.

Insieme al partner turco IDC-YES-ANTALYA ADIM DANS TUPLULUGU i ragazzi dell’associazione Yes (Youth Europe Solidarity) in collaborazione con alcuni associati della World Net sono stati protagonisti di questo scambio dalla tematica della musica e dell’inclusione sociale.

Tante le attività che li hanno visti protagonisti, e non sono mancati i momenti di svago, come una passeggiata nella bellissima Barcellona.

T.C. Ka2 SUCCESS

Il penultimo step del progetto Ka2 SUCCESS -“SUSTAINABLE UNIQUE COLLECTIVE AND CREATIVE METHODOLOGY FOR ENTREPRENEURSHIP AND SOCIAL INCLUSION ” , con i partner italiani, spagnoli e maltesi,è stato un training course in cui i partecipanti hanno avuto modo di conoscere e praticare la metodologia DRAGON DREAMING basata sui principi della crescita e dello sviluppo personale e di gruppo, il tutto nella magnifica Calella nelle date dal 28/05/2019 al 07/06/2019.

Nella prima fase del T.C. i partecipanti hanno imparato la teoria della metodologia Dragon Dreaming e poi l’hanno messa in pratica dividendosi in 4 progetti.

Nell’ultima parte hanno potuto visitare alcuni progetti sviluppati sul territorio di Cantabria (es. La fabbrica delle acciughe, la fabbrica di Sobao e il museo annesso).

I partecipanti saranno tenuti a diffondere questa metodologia imparata durante il T.C. e a diffonderla propria nei paesi di origine.

Happy Birthday Erasmus

Il 15 Giugno 1987 nasce il programma Erasmus.
Oggi, Erasmus è uno dei più grandi successi dell’Unione Europea, che coinvolge milioni di persone e le riunisce nel mondo.

Ma come è nato il programma Erasmus?

Sofia Corradi, soprannominata mamma Erasmus, ha dato il via a tutta questa grande macchina.

Nel 1957, grazie a una borsa di studio Fulbright si traferì per trascorrere 12 mesi alla Columbia University e conseguire un master in Diritto comparato. Di ritorno in Italia, Sofia scoprì che non c’era modo di far riconoscere quell’esperienza all’estero e così iniziò la sua battaglia. Per anni si è impegnata assiduamente per convincere i rettori italiani e poi i ministri dell’Istruzione in tutta Europa a far convalidare gli esami sostenuti all’estero anche nel Paese natale.

Ci sono voluti quasi 30 anni, un’interminabile sequela di riunioni, discussioni e incontri per vincere quella che sembrava una lotta contro i mulini a vento. Un sogno realizzato che ha migliorato la vita a molti. Perché come dice Sofia la cultura è in primis uno strumento di emancipazione. E le ragazze l’hanno capito visto che sono quelle che partecipano maggiormente al programma.

Corso di Europrogettazione

La World Net organizza il primo corso di Europrogettazione gratuito per tutti coloro che vogliono approfondire questo campo.

Il corso si terrà in due giorni, 8 e 9 Luglio 2019 tenuto dal Dott. Luigi Criscio e dal presidente dell’associazione Pierpaolo Albano.

Per ulteriori info scrivici a info@worldnetexchange.eu

#BeatAirPollution- GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE

La parola d’ordine della giornata mondiale dell’ambiente è #BeatAirPollution.

L’aria, la nostra risorsa vitale primaria, è allo stesso tempo un killer invisibile: avvelenata dagli inquinanti, mina la nostra salute e contribuisce al riscaldamento del Pianeta. Suona quindi molto attuale il #BeatAirPollution, il tema scelto per celebrare la Giornata mondiale dell’ambiente 2019, il 5 giugno, dedicata alla lotta all’inquinamento atmosferico.

La ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi ambientali globali (nel 2018 è stato l’inquinamento da plastica), sarà quest’anno ospitata dalla città di Hangzhou, in Cina, uno dei Paesi simbolo del problema globale delle emissioni dannose.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno 7 milioni di persone muoiono a causa dell’esposizione all’aria inquinata, che respirano all’aperto o in ambienti domestici. Tra queste morti evitabili, 2,2 milioni sono dovute a ictus, 2 milioni circa a problemi cardiaci, 1,7 milioni a malattie polmonari e tumori. In oltre la metà dei casi (3,8 milioni) a uccidere è l’inquinamento domestico dovuto alle emissioni dei combustibili usati per il riscaldamento e la cottura di cibi, ed è qui che il problema globale dello smog si intreccia con quello della povertà e delle disuguaglianze sociali.

Se infatti 9 persone su 10 vivono in luoghi che non rispettano gli standard di sicurezza sull’inquinamento atmosferico previsti dall’OMS, la maggior parte delle 3,8 milioni di morti per inquinamento domestico si verifica in Paesi in via di sviluppo densamente popolati, dove si vive in condizioni di povertà in spazi ristretti e poco ventilati, e spesso si è costretti a bruciare combustibili solidi (legname, carbone, letame, scarti agricoli) o cherosene per cucinare o scaldarsi.

In queste realtà si vive esposti a un doppio pericolo per la salute, l’inquinamento domestico e quello esterno. Al di là quindi del problema ambientale, con il quale questo aspetto è strettamente connesso, l’accento è posto quest’anno sul tema dell’iniquità sociale. Secondo l’OMS, il 97% delle città con oltre 100 mila abitanti dei Paesi a basso e medio reddito non incontra i requisiti base sulla pulizia dell’aria. Nei Paesi industrializzati, questa percentuale scende al 49%. Si calcola che 4 su 7 delle vittime di inquinamento dell’aria abiti nelle regioni dell’Asia-Pacifico.

Se infatti 9 persone su 10 vivono in luoghi che non rispettano gli standard di sicurezza sull’inquinamento atmosferico previsti dall’OMS, la maggior parte delle 3,8 milioni di morti per inquinamento domestico si verifica in Paesi in via di sviluppo densamente popolati, dove si vive in condizioni di povertà in spazi ristretti e poco ventilati, e spesso si è costretti a bruciare combustibili solidi (legname, carbone, letame, scarti agricoli) o cherosene per cucinare o scaldarsi.

C’È MOLTO DA FARE. La buona notizia in questo quadro desolante è che l’inquinamento atmosferico è prevenibile. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente supporta insieme all’OMS la campagna Breathe Life, che punta a mobilitare cittadini e istituzioni su questo tema (con l’impegno quotidiano individuale; attraverso le scelte politiche, e mediante programmi di monitoraggio dell’aria), per proteggere la salute di tutti. 

(Articolo di Focus del 04 Giugno 2019 a cura di Elisabetta Intini)

Erasmus +, l’80% degli studenti che lo frequentano trovano lavoro prima

“In un sistema formativo in cui il 65% dei bambini è destinato a un lavoro che all’inizio della carriera scolastica ancora non esiste e in cui le scuole e le università faticano a fornire conoscenze e competenze al passo coi tempi, le “soft skills” si rivelano sempre più cruciali nella ricerca del primo impiego. L’ultima conferma giunge da un recente rapporto della Commissione Ue sul progetto Erasmus+. Dove sono gli stessi partecipanti a giudicare il programma europeo di scambio per universitari (e non solo) una valida “palestra” di vita prima ancora che di studio. E anche di lavoro, se è vero che quasi l’80% dei laureati in possesso di un’esperienza all’estero trova un posto entro tre mesi.

Questo è solo uno – e probabilmente il più significativo – dei tanti numeri contenuti nelle 354 pagine dello “Studio di impatto sul programma Erasmus+ per l’alta formazione”. Nel ricordare che sono circa 2 milioni gli studenti e i dipendenti delle università che hanno partecipato ai progetti di scambio tra il 2014 e il 2018, il paper utilizza le circa 77mila risposte ricevute fino all’aprile scorso per fare un bilancio dell’intero programma. Anche in vista della decisione definitiva del nuovo Parlamento Ue sul suo rifinanziamento, che dovrebbe triplicare fino a 42 miliardi il budget per il prossimo settennio 2021-2027 così da portare a 12 milioni i partecipanti totali.

Il primo dato che balza all’occhio è il 72% del campione che attribuisce a Erasmus+ il merito di aver aumentato le proprie chance occupazionali. Una quota che se restringiamo l’analisi al Sud Europa – e dunque anche all’Italia – sale addirittura al 74 per cento. Ne deriva un effetto-sprint sui tempi medi che intercorrono tra la laurea e la prima occupazione: meno di tre mesi nel 79% dei casi (più un altro 10% che ci impiega invece tra 3 e 6 mesi) contro il 75% che serve invece ai laureati “non mobili”. 

Il contesto più generale vede la mobilità internazionale trasformarsi in un acceleratore di competenze. Innanzitutto tecniche nei singoli ambiti di studio. Ma anche inter-personali e interculturali. I “reduci” di Erasmus+ si percepiscono migliorati in una vasta gamma di soft skills. Si parte da quelle digitali (che il 51% degli intervistati giudica progredite) e imprenditoriali (69%); si passa dal problem solving(76%), dal pensiero critico (79%) e dalle lingue straniere (88%) e si arriva al terzetto che guida la classifica dei miglioramenti dichiarati: capacità relazionali, spirito di adattamento e conoscenza del paese ospitante, ex aequo al 91 per cento.

L’internazionalizzazione assicurata dal programma Erasmus+ spesso prosegue anche dopo gli studi. Tant’è che la fetta di laureati impiegati in un Paese diverso da quello di origine aumenta di anno in anno. Dal 26% del 2015 si è passati infatti al 28% del biennio 2016-2017. Lungo un asse che vede i cittadini del Sud ed Est Europa dirigersi tendenzialmente verso l’Ovest o il Nord, in un’osmosi che alla lunga diventa anche culturale. Come testimonia quel 35% che, una volta rientrato, lo fa con un’identità comunitaria più forte.”

(Articolo del Sole 24ore del 28 Maggio 2019 a cura di Eugenio Bruno)

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